L’Italia ha votato alla presidenza con Draghi come favorito ma… nemmeno Antonio Conte o Eros Ramazzotti

La politica italiana non è del tutto caratterizzata dalla calma, e questo aggiungerebbe un nuovo capitolo nella storia di quegli alti e bassi. Questo 24 gennaio, il Paese inizia a votare per sostituire il Presidente della Repubblica dopo che Sergio Mattarella, 80 anni e in carica dal 2015, si è dimesso dal continuare ad occupare il seggio almeno fino al 2023, quando sono previste le elezioni. Mattarella, a causa della sua età ed esperienza, presumeva di aver completato un ciclo. E da lì si apre una stagione emozionante.

Il presidente è eletto dal DPR e dai rappresentanti regionali. In totale hanno scelto -silenziosamente- 321 senatori, 630 deputati e 58 rappresentanti locali con diritto di voto. Necessari i due terzi del totale consensi, salvo che dopo tre votazioni non furono comunque raggiunti. Quindi, dal quarto scrutinio, l’elezione è stata approvata a maggioranza assoluta. Ma ne scegli quanti ne hai bisogno, quindi il processo potrebbe richiedere alcuni giorni.

La procedura va così lontano, ma la politica, dietro le quinte, ha più sfumature. Molto di piu. Il quadro è il seguente: Mattarella non c’è più e il favorito per sostituirlo è Mario Draghi. Ma Draghi ora è primo ministro e l’idea originale era che il suo governo tecnocratico sarebbe durato fino al prossimo anno. In questo modo, la promozione di Draghi al Quirinale lascerebbe senza testa l’Esecutivo, aprendo nuovamente due opzioni. Selezione anticipata o sostituzione “silenziosa” nella testa.

La prima opzione sembra essere esclusa. L’attuale governo è molto trasversale, e ha il sostegno di tutte le formazioni politiche da sinistra a destra, compreso l’Eredità Salvini. Di tale supporto rimane solo l’estrema destra dei Fratelli D’Italia. La sua leader, Giorgia Meloni, non vuole avere a che fare con Draghi e guarda solo ai sondaggi, molti dei quali vedono i Fratelli come prima forza.

Il resto della formazione viene spostato: Salvini vuole riformare la Lega verso la moderazione, M5S inizia una nuova fase con alla guida l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte (spostandosi anche lui al centrosinistra) e il Pd, che continua a salire, vuole rafforzare la figura del suo attuale leader e presidente del Consiglio, Enrico Letta. Tutto deve essere fatto. E cioè, uno dei rischi che vede il centrosinistra è una crisi di governo che porta a elezioni anticipate a cui l’estrema destra sembra essere favorevole, secondo i sondaggi.

Pertanto, la cosa più logica se Draghi cambiasse posizione sarebbe un sostituto più o meno naturale al Castello di Chigi. Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone, e attuale ministro dell’Innovazione potrebbe essere un successore sostenibile, anche con un profilo tecnico e che può assumere il comando fino alla nomina tramite votazione, in un periodo cruciale per la gestione del primo recovery fund dell’Ue. Non esclude del tutto, anche se sembra quasi impossibile, che qualcuno dei suddetti leader come Letta scommetta. Si sono pronunciate anche l’attuale ministro della Giustizia, Marta Cartabia, e persino Liliana Segre, senatrice a vita di 91 anni e sopravvissuta all’Olocausto.

Il segreto della politica italiana qui è che i requisiti per diventare presidente sono molto semplici: essere italiani, avere più di 50 anni e avere pieni diritti e doveri politici. Pertanto, l’accumulo di nomi è quasi illimitato. Se deputati e senatori vogliono scegliere la leggendaria attrice Sophia Loren, 87 anni, può farlo. Potrebbero anche scommettere da allenatori di calcio come Antonio Conte o coach Roberto Mancini, campione in carica della Coppa dei Campioni. O cantanti famosi come Eros Ramazzotti. I gusti variano e sebbene sia una scelta migliore di altre, è una possibilità che, anche se lontana, esiste.

Draghi, favorito; Berlusconi si lascia amare

La presidenza, però, sembra destinata a Draghi. Non è stato escluso, ma quello che lo ha fatto è stato Silvio Berlusconi. Lo storico leader dei diritti e magnate italiano ha recentemente preso in giro Salvini e Meloni. Tanto che il suo partito, Forza Italia, ha tentato qualche mese fa una sorta di coalizione con Fratelli e Lega nella regione… con scarsi risultati. Questa immagine potrebbe far pensare che Silvio potrebbe ottenere il sostegno di questi partiti, ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Cominciava a essere visto come una reliquia politica piuttosto che una risorsa.

L’Italia è famosa per la sua instabilità politica. Negli ultimi dieci anni ha avuto sei diversi primi ministri, e non è nemmeno raro che la persona che ricopre tale carica sia il leader del partito in un’elezione. Draghi, dopo la caduta di Conte, ha cercato di dare stabilità al Paese. Non invano, l’Italia è vicina alla Spagna principale beneficiario dei fondi UE Next Generation, entrando così in un periodo chiave per la ricostruzione. Draghi avrà un ruolo fondamentale, ma non è chiaro da quale posizione. In fondo il presidente può essere suo… o chiunque venga in mente a deputati e senatori, a patto di spazzolarsi i capelli grigi.

Daniel Jensen

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