Il Movimento 5 Stelle completa la parabola

Giuseppe Conte. / es

Il partito ‘anticasta’ è passato dall’essere il più votato in Italia nel 2018 ad essere irrilevante alle ultime elezioni comunali, mentre si scioglieva in risse interne

Dal 32% ottenuto alle elezioni generali del 2018 a una percentuale compresa tra il 2% e il 4% nelle elezioni municipali tenutesi lo scorso fine settimana in quasi 1.000 città. Se si tratta di due promesse elettorali molto diverse (quella quattro anni fa era nazionale, mentre gli ultimi solo 9 milioni di cittadini sono stati chiamati a partecipare), il confronto tra le due fa tremare il Movimento 5 Stelle (M5E). Il potere politico di questa ideologia trasversale e di questo discorso populista si sta dirigendo verso l’irrilevanza e persino diventando un partito di “odio”. La descrizione non viene da uno dei suoi tanti detrattori, ma dal suo ex leader e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha ingaggiato una brutta battaglia con l’attuale presidente del M5E, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mentre era nelle file di il movimento lì era già esposto, si parla di divisione.

Una catastrofe alle elezioni comunali, dove “anticastas” è d’accordo in quasi tutti i collegi elettorali allineati con il Partito Democratico (PD), principale forza del centrosinistra, potrebbe dare un colpo di grazia a una formazione la cui esperienza al potere lo ha fatto stare molto male . Presente in tre governi successivi nella legislatura (i primi due guidati da Conte e quello attuale da Mario Draghi), il M5E ha perso rapidamente consensi elettorali.

L’ultimo sondaggio gli ha dato un’intenzione di voto del 12% a livello nazionale, una percentuale che secondo gli esperti potrebbe crollare a causa di un connubio disastroso alle elezioni comunali e di una battaglia aperta tra Di Maio e Conte. Mentre quest’ultimo cercava di rivitalizzare il partito con discorsi critici nei confronti dell’Esecutivo di Draghi, di cui faceva parte il M5E, Di Maio aveva un profilo più istituzionale e non era d’accordo con Conte. Ha provocato attriti anche la possibile fine di una norma interna che impedisca il ripetersi della posizione di formazione di più di due legislature, questione che sarà decisa in una votazione interna via Internet a fine mese.

“Non è mai stato così male per noi. Non puoi sempre incolpare le altre persone. Penso che dobbiamo assumerci la responsabilità dell’autoreferenzialità che va superata”, ha detto Di Maio delle recenti elezioni cittadine, analisi che ha fatto ammalare Conte, che accusa anche di avere le idee “non chiare”. lezioni di democrazia interna” da lui. I due avevano già aperte divergenze sull’invio di armi in Ucraina per difendersi da un’invasione russa, cosa che il presidente della formazione ‘anti-casta’, ha sottolineato pubblicamente, disapprova l’uscita. “Noi Non l’ha buttato via, ma se n’è andato”, ha detto Conte a ‘La Stampa’. Di Maio non ha tardato a replicare: “Temo che il M5E rischi di diventare una forza politica dell’odio”.

In fase di scioglimento

Francesco Cancellato, direttore del sito informativo ‘Fanpage’, ritiene che “siamo nelle fasi finali del M5E” e ne spiega il crollo a causa delle tensioni create nel movimento dall’accostamento di “idiosincrasie populiste” con le responsabilità del governo sulla legislatore. La lotta tra Conte e Di Maio, secondo lui, è solo un altro dei problemi del M5E, che è in una fase di “totale scioglimento”, ha detto a ‘Radio 24’.

Nonostante il presidente del partito abbia stuzzicato l’idea di lasciare la coalizione a sostegno del governo Draghi per ripristinare il discorso dell’opposizione, possibilità che anche la Lega Matteo Salvini apprezza, la realtà è che ci sono già altre forze politiche che hanno unito il voto populista. Sono i Fratelli d’Italia (HdI), il cui leader, Giorgia Meloni di estrema destra, è riuscito a portare la sua formazione prima al ballottaggio rifiutandosi di far parte di un’alleanza di governo e rimanendo solo all’opposizione in Parlamento. I sondaggi mettono l’HDI sopra il 22%, che ha ampiamente battuto la Lega nelle recenti elezioni municipali come riferimento per gli elettori conservatori.

Daniel Jensen

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