Draghi rinuncia allo stipendio da presidente del Consiglio | Internazionale

Giovedì a Roma il presidente del Consiglio Mario Draghi.RICARDO ANTIMIANI (EFE)

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha deciso di rinunciare al suo stipendio in base alla posizione che ricopre da gennaio. Lo emerge dalle dichiarazioni patrimoniali e reddituali pubblicate sul portale italiano Executive Transparency. Azioni che non sono state descritte, ma che possono cercare empatia o solidarietà con le centinaia di migliaia di italiani che stanno soffrendo il tributo economico della pandemia. La decisione, però, lo ha anche avvicinato alla vecchia posizione populista che il Movimento 5 Stelle ha dimostrato negli ultimi anni.

L’attuale Presidente del Consiglio italiano, che governa il Paese con il sostegno di quasi tutti i partiti in Parlamento (tranne l’italiana Fra Giorgia Meloni) ed è arrivato senza votazione (come i cinque precedenti), dichiara entrate nel 2020 all’anno di quasi 600.000 euro lordi , 10 proprietà (una a Londra), alcune di proprietà congiunta, oltre a sei appezzamenti di terreno. L’ex presidente della Banca centrale europea possiede anche una partecipazione di 10mila euro nella società di Serena, il fondo no-profit intitolato alla moglie.

Sul portale Trasparenza, inoltre, è stato pubblicato un documento nella sezione “Compensazioni relative alla carica” ​​in cui si afferma che Draghi “ha dichiarato di non aver percepito compensi di alcun genere” in relazione alla sua carica di presidente del Consiglio. Questa è l’unica fonte di informazioni pubblicata su questa decisione insolita.

Lo stipendio corrispondente di un presidente del Consiglio “non parlamentare”, cioè senza seggio, come quello di Draghi, è di 110.000 euro lordi all’anno. Il suo predecessore, Giuseppe Conte, anche lui privo di atto parlamentare, lo ha ridotto all’80% e addebitato 88.353 euro. Altri primi ministri italiani che hanno preceduto Draghi, come Paolo Gentiloni o Enrico Letta, non hanno ricevuto uno stipendio come amministratore delegato. Tuttavia, in quel caso si risponde al fatto che sono già membri del parlamento e la legge impedisce il cumulo del compenso per entrambe le cariche.

Ulteriori informazioni

Gli alti stipendi della classe politica italiana sono da sempre oggetto di dibattito e critica da parte dei cittadini e del settore parlamentare. Tuttavia, non c’è mai stato un primo ministro che abbia rinunciato completamente al suo stipendio. L’idea alla base di uno stipendio ragionevole è solitamente quella di premiare il lavoro ricevuto, ma le circostanze in cui è stato scelto Draghi – a seguito delle dimissioni di Giuseppe Conte e come soluzione d’emergenza alla pandemia – complicano l’analisi di quella decisione.

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