Arthur Chevallier – Finale “Radici cristiane francesi”


DLe idee possono essere sbagliate ma hanno buone intenzioni. “Radici cristiane francesi”, ecco una frase che incoraggia gli sciocchi. Una volta parlato, risuona l’eco del Medioevo: ecco il mio cavaliere, la mia fortezza, la mia crociata. Hanno l’impressione di salvare la patria quando si accontentano di ripetere luoghi comuni, screditando, casualmente, l’ovvio.

Se la Francia, che non è né albero né pianta, non può avere radici, né cattolica né vegetale, d’altronde e sicuramente ha un passato. Che, insieme al presente e al futuro, costituiscono la storia, cioè gran parte di noi stessi, di cui la cristianità occupa un posto incomparabile.

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La cattiva reputazione della cristianità risale al medioevo immaginario, dove i monaci malvagi alleati con i principi malvagi avrebbero sopraffatto anche le persone e come sempre idealizzato. La Francia sarebbe cattolica, certo, ma in peggio: opprime e oscura. Questo per dimenticare che l’ascesa del cristianesimo nel Medioevo dipese meno dai re che dagli individui, dalla cospirazione che dalla spontaneità, dalla strumentalizzazione che dal consenso.

Santuario, un luogo di ritrovo per i singoli

Nel suo ultimo libro (1), lo storico André Vauchez ripercorre la creazione, lo sviluppo, la vita e la funzione dei santuari cristiani. Affascinante con intelligenza, conoscenza, chiarezza, dove i dettagli si articolano con idee generali inaspettate e stimolanti, quest’opera ricorda, tra le mille cose, che il luogo sacro, cioè il luogo di incontro, meditazione, raduno per i fedeli, non è stato creato, almeno non inizialmente, per volontà di istituzioni vessatorie o “dall’alto”, Roma ad esempio, ma dagli stessi individui.

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In un primo momento, il cristianesimo voleva essere, usando la formula di sant’Agostino, “fuori luogo”: “La Chiesa – cioè la comunità dei credenti – è fatta di persone e non di edifici. Santa”. Dopo la conversione di Costantino (IVe secolo), furono creati luoghi di culto aperti. Poi iniziò la presa dello spazio da parte dei cristiani a cavallo tra l’Antichità e il Medioevo. I luoghi sacri ne sarebbero una delle espressioni più perfette. Spontaneamente in un primo momento, i fedeli si radunavano intorno ai luoghi dove erano conservate le reliquie dei santi, prima solo singoli. Questa è una religione la cui trascendenza nel cuore risplende ancora mettendo in risalto gli uomini. Tienilo a mente. I luoghi sacri diventeranno più che semplici luoghi, ma punti di riferimento, il cui significato geografico del termine porta naturalmente il suo significato sacro. Si è creato uno “spazio cristiano” che si traduce, pragmaticamente, nello sviluppo dei territori secondo luoghi santi, cui naturalmente si sono aggiunti cattedrali, chiese e monasteri. Il ciclo di Dio inizierà e finirà con gli umani. E il nostro mondo somiglia, come se fosse una copia, al cerchio primitivo di Cristo, in una versione più grande, ovviamente. La cornice diventa più grande; la forma non cambia

La storia di fronte alle “radici”

La Francia non è solo un territorio, sono anche principi, amministrazioni, istituzioni, tante entità coprodotte dalla compagnia offensiva e governate: il re e il suo vescovo. Questa è una delle lezioni da trarre dall’ultimo libro di Laurent Theis (2), dedicato a Carlo il Calvo (823-877). Gli storici riescono, al termine di un’unica, ricca, lucida e perfino umoristica riflessione, che è una rappresentazione relativa al dominio carolingio, a riportare nel cuore del nuovo impero occidentale questa complessa scacchiera “Francie”, guidata dal nipote di Carlo Magno. Scrittore, lettore, filosofo, letto greco, latino, conoscitore della letteratura e della filosofia, Carlo il Calvo espanse il suo impero facendo affidamento sulla Chiesa, e talvolta affrontandola. La “cosa pubblica”, l’embrione di questo Stato, la giustizia, senza la quale non c’è forza legittima, il diritto (il termine è anacronistico), senza il quale un principe è solo un tiranno, il controllo del territorio, senza il quale l’unità è impossibile, questi condizioni sono state soddisfatte alla maniera del Medioevo. . Un’epoca in cui la politica era impensabile senza la religione in quanto matrice culturale dell’espansione dell’impero romano nell’impero cristiano. Così Carlo il Calvo viene paragonato, di proposito, a Cesare, Augusto e naturalmente a Costantino. Sono tutte queste radici cristiane francesi? Ovviamente no, questa è la storia.

Il Medioevo è un sogno che può tornare. Decidere sul ruolo primordiale della cristianità nella costruzione di questo Paese non implica, politicamente, alcuna conseguenza per il futuro, e non è certo un rifiuto di altri culti. D’altra parte, il buon senso richiede di non negare la chiara trasmissione di questa eredità, l’importanza della sua influenza, buona o cattiva, fino a che punto. A che serve l’origine? Non era niente, ma era ancora possibile pensare a questa Francie, un nome delizioso la cui voce conteneva promessa e nostalgia, seduzione e paura, speranza e tragedia. Questa Francie che immaginiamo nelle vesti di una fanciulla, guance ardenti, occhi allegri, movimenti veloci, allegra, frivola, eppure determinata, eppure aggressiva, ma pronta ad intraprendere, sotto l’influenza del suo fascino, a ballare il mondo, a essere francese.

Riferimento libro:

(1) André Vauchez, Santuario Cristiano Occidentale, IV-XVIe secolo, Parigi, ed. du Cerf, 2021.

(2) Laurent Theis, Carlo il Calvo, Impero dei Franchi, Parigi, Gallimard, 2021.


Lance Norris

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